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ANALISI

MACSE, le aste Terna sullo stoccaggio pesano sulla bolletta

La prima asta MACSE (30 settembre 2025) ha assegnato 10 GWh di nuovo accumulo a un premio medio di 12.959 euro/MWh-anno, pagato dagli oneri di dispacciamento in bolletta. Per la seconda, il 24 novembre 2026 su 16 GWh, ARERA ha fissato con la delibera 332/2026/R/eel del 24 settembre il tetto massimo a 27.000 euro/MWh-anno, più alto dei 22.000 proposti in consultazione.

Redazione Energia B2B · 30 settembre 2026

Terna paga chi costruisce nuovi impianti di accumulo con contratti pluriennali decisi in asta: la prima, chiusa il 30 settembre 2025, ha assegnato tutti i 10 GWh richiesti a un premio medio di 12.959 euro/MWh-anno, un costo che finisce negli oneri di dispacciamento pagati da ogni utenza in bolletta.

Il meccanismo si chiama MACSE, Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico, introdotto dal decreto legislativo 210/2021 e disciplinato nel dettaglio dalla delibera ARERA 247/2023/R/eel. Non è un incentivo per l’azienda che installa una batteria per l’autoconsumo sul proprio impianto fotovoltaico: finanzia solo progetti di accumulo nuovi, di taglia industriale, che un operatore costruisce apposta per rivendere la capacità al sistema elettrico. La pagina ufficiale del meccanismo è su terna.it, sezione mercato a termine degli stoccaggi.

I numeri delle due aste

Perché il tetto della seconda asta sale a 27.000 euro, ma resta sotto quello della prima?

ARERA ha alzato il tetto rispetto alla propria proposta di luglio perché il costo di investimento parametrico usato per calcolarlo è salito da 125.000 a 150.500 euro/MWh, con l’EPC (il costo chiavi in mano dell’impianto) ricalcolato a metà strada tra la consultazione e l’esito della prima asta: pesano l’oscillazione dei prezzi delle batterie al litio e le tensioni geopolitiche sulle materie prime che le compongono. Nonostante l’aumento, il tetto della seconda tornata resta comunque più basso dei 37.000 euro/MWh-anno della prima: un segnale che il regolatore si aspetta comunque più concorrenza tra sviluppatori rispetto al 2025, anche con 16 GWh in palio invece di 10. Per chi valuta un progetto di accumulo da presentare alla tornata di novembre, il tetto pubblicato resta un limite massimo, non una previsione di prezzo: nella prima asta il clearing è stato un terzo del tetto.

Chi può partecipare e chi ne resta fuori?

Il bando è riservato a progetti greenfield: impianti nuovi, non ancora in esercizio, con titolo autorizzativo, schema impiantistico e prova di disponibilità del sito già pronti prima di presentare domanda. Terna prequalifica ogni progetto verificando prestazioni tecniche e compatibilità di rete, e ammette solo batterie agli ioni di litio o tecnologie alternative (sodio-ione, flow battery al vanadio) che rispettino requisiti minimi di durata e disponibilità dell’erogazione. Un impianto già aggiudicatario nel capacity market non può ripresentarsi al MACSE sullo stesso perimetro di asset, e una batteria aziendale usata per l’autoconsumo semplicemente non è nel perimetro: non riceve alcun premio da Terna, qualunque sia la sua taglia.

Perché conviene guardare il prezzo, non solo il volume?

Il dato più utile delle due aste non è il volume assegnato, ma la distanza tra il prezzo di riserva e quello effettivamente pagato. Nella prima tornata Terna era pronta a spendere fino a 37.000 euro/MWh-anno per garantirsi i 10 GWh, ma la concorrenza tra sviluppatori ha chiuso l’asta a 12.959 euro, un terzo del tetto massimo, con offerte per un volume quattro volte superiore al richiesto. È un segnale diretto per chi valuta di sviluppare un progetto di accumulo standalone da vendere al sistema: il margine si è già ristretto rispetto alle attese iniziali del meccanismo, e con 16 GWh in palio nella seconda asta invece di 10, la pressione competitiva tra proponenti difficilmente si allenta. Chi guarda al MACSE come fonte di ricavo aggiuntivo per un progetto di accumulo deve costruire il piano economico sul prezzo di clearing realistico della prima tornata, non sul prezzo di riserva pubblicato nel bando.

Come arriva il costo in bolletta?

Il premio pagato agli aggiudicatari del MACSE non è a carico dello Stato: rientra nei costi che Terna sostiene per il servizio di dispacciamento, coperti da un corrispettivo applicato a ogni utente del dispacciamento in prelievo, cioè su tutte le utenze collegate alla rete elettrica. È la stessa architettura tariffaria del capacity market, dove ARERA fissa con delibere dedicate sia i parametri economici sia le modalità di ripartizione del costo tra i clienti finali: nel caso del capacity market, la delibera 566/2021/R/eel regola il ribaltamento in bolletta attraverso una componente specifica legata ai consumi nelle ore di picco. Per un’azienda energivora, questo significa che il costo delle aste sullo stoccaggio non compare come voce isolata e riconoscibile in fattura, ma si somma agli altri oneri di sistema legati al dispacciamento: una ragione in più per guardare l’andamento complessivo di quella voce, non solo il prezzo dell’energia all’ingrosso.

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