DATI
Il prezzo dell'elettricità torna ai massimi da tre anni: cosa cambia in bolletta
Il PUN GME ha chiuso il 5 agosto 2026 a 207,84 euro/MWh, il livello più alto dal 31 dicembre 2022, con punte orarie fino a 310 euro/MWh. Caldo, gas sopra i 60 euro/MWh e meno idroelettrico spiegano la risalita: cosa cambia per chi ha un contratto indicizzato.
Redazione Energia B2B · 5 agosto 2026
Mercoledì 5 agosto 2026 l’elettricità sul mercato all’ingrosso italiano, il PUN GME che fa da riferimento a gran parte dei contratti indicizzati delle imprese, ha chiuso a 207,84 euro al megawattora: il livello più alto dal 31 dicembre 2022, quando toccò 224,32 euro/MWh nel pieno della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Nelle ore più critiche del pomeriggio il prezzo orario è arrivato fino a 310 euro/MWh, secondo i dati ripresi da Staffetta Quotidiana e Today.it.
Perché ti riguarda: se il tuo contratto di fornitura è indicizzato al prezzo orario, non alla media mensile, la bolletta di agosto non si misura sul PUN medio del mese, ma su quanto della tua produzione cade proprio nelle ore serali più care. Le imprese italiane pagano già l’energia il 24% in più della media dell’Area euro secondo l’ultima Relazione Annuale ARERA, un divario che abbiamo scomposto in un pezzo precedente: questi giorni di prezzo sopra 200 euro/MWh si sommano a quella base già alta, non la sostituiscono.
Quanto vicino siamo davvero al record del 2022?
Il confronto va letto con attenzione: 207,84 euro/MWh è il valore più alto in quasi quattro anni, ma resta sotto il picco di fine 2022, quando il PUN GME toccò 224,32 euro/MWh nel momento più acuto dello shock del gas russo. La differenza tra i due episodi non è solo di livello, è di traiettoria: a fine 2022 il prezzo era già alto ed esplose in poche settimane per un evento geopolitico improvviso; l’agosto 2026 arriva dopo giorni di risalita progressiva, con il PUN Index passato da un netto calo il 1 agosto a 197,70 euro/MWh il 3 agosto, poi a 177,16 euro/MWh il 4 agosto secondo Ansa, per poi chiudere a 207,84 euro/MWh il 5 agosto. Non è un picco isolato, è una fase di prezzi instabili e mediamente alti che dura da giorni.
| Data | PUN GME (euro/MWh) | Nota |
|---|---|---|
| 3 agosto 2026 | 197,70 | PUN Index, picchi orari oltre 200 dalle 18:00 |
| 4 agosto 2026 | 177,16 | dato ripreso da Ansa |
| 5 agosto 2026 | 207,84 | massimo da fine 2022, picco orario a 310 |
| 31 dicembre 2022 | 224,32 | massimo storico del ciclo, crisi del gas post invasione Ucraina |
Fonte: dati del mercato elettrico GME ripresi da Rinnovabili.it, Staffetta Quotidiana, Ansa e Today.it.
Cosa spinge il prezzo su, proprio ad agosto?
Tre fattori concorrono insieme, secondo le ricostruzioni di Rinnovabili.it e Staffetta Quotidiana. Il primo è il caldo: temperature sopra la media spingono l’uso dei condizionatori proprio nelle ore pomeridiane in cui il fotovoltaico comincia già a calare, e la domanda che resta scoperta va soddisfatta con impianti a gas, i più cari. Il secondo è il prezzo del gas naturale, sopra i 60 euro/MWh in queste settimane per le tensioni in Medio Oriente: siccome il prezzo marginale del mercato elettrico italiano lo fa quasi sempre l’ultimo impianto acceso, e in Italia quell’impianto è quasi sempre a gas, ogni rialzo del metano si trasferisce quasi integralmente sul PUN. Il terzo è meno visibile ma pesa: la produzione idroelettrica ed eolica di questi giorni è inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, il che significa meno energia rinnovabile a costo marginale zero a coprire i picchi pomeridiani.
Un contratto indicizzato oggi conviene ancora?
Dipende dal profilo di consumo, non da un giudizio generale sul mercato. Chi produce soprattutto di notte o nelle prime ore del mattino intercetta in parte i prezzi più bassi e resta meno esposto a questi episodi. Chi concentra i cicli produttivi nel primo pomeriggio, invece, proprio quando il fotovoltaico cala e la domanda per il condizionamento resta alta, sta pagando quest’agosto il prezzo pieno della fase più tesa del mercato. Per quest’ultimo profilo, bloccare il prezzo con una fornitura a termine o un PPA pluriennale elimina l’esposizione ai picchi come quello di mercoledì, al costo di rinunciare anche ai cali quando il fotovoltaico abbonda. L’alternativa a investimento diretto è coprire proprio le ore critiche con un impianto fotovoltaico sul tetto del capannone: produce proprio nelle ore in cui il PUN tende a salire di più nel tardo pomeriggio estivo, anche se non copre le punte serali oltre il tramonto quando il sole non c’è più e il prezzo, come mostra il dato di mercoledì, può restare il più alto della giornata.
Un’azienda che non vuole muoversi subito ha comunque un controllo a costo zero da fare entro la prossima bolletta: verificare quante ore della propria produzione cadono tra le 17 e le 21, la fascia in cui negli ultimi giorni si sono registrati i prezzi orari più alti. Se la risposta è “molte”, il problema non aspetta la prossima crisi del gas per ripresentarsi.
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Fonte: dati GME ripresi da Staffetta Quotidiana, Rinnovabili.it e Ansa