NORMATIVA
CBAM operativo: quanto costa importare acciaio extra UE nel 2026
Dal 2026 il meccanismo carbonio alle frontiere è nella fase definitiva: chi importa acciaio e alluminio extra UE paga certificati sulle emissioni incorporate. Il primo prezzo ufficiale è arrivato: ecco come stimare il costo e cosa chiedere subito al fornitore.
Redazione · 14 aprile 2026
Dal 1° gennaio 2026 il CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, è entrato nella fase definitiva: chi importa acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno o elettricità da paesi extra UE paga certificati sulle emissioni incorporate nei prodotti. E dal 7 aprile 2026 c’è il primo numero vero su cui fare i conti: il prezzo ufficiale del certificato.
Chi è obbligato, e chi resta fuori?
La regola base: l’obbligo scatta per chi importa merci CBAM sopra la soglia di 50 tonnellate cumulative all’anno per importatore. Sotto quella soglia si è esentati. La soglia è stata introdotta dal regolamento di semplificazione (UE) 2025/2083, in vigore da ottobre 2025: secondo il Parlamento europeo, la soglia esclude circa il 90% degli importatori mantenendo nel perimetro il 99% delle emissioni di ferro, acciaio, alluminio e cemento importati.
Attenzione al dettaglio che frega le officine: la soglia annua di esenzione non è alta. Bastano due o tre commesse con laminati, tubi, viterie o profilati di origine turca, indiana o cinese per superarle. E chi supera la soglia deve essere “dichiarante CBAM autorizzato”: senza autorizzazione, l’import sopra soglia non è in regola. Conta l’origine doganale della merce, non il paese del fornitore: comprare da un distributore UE che rivende acciaio extra UE già immesso in libera pratica non fa scattare l’obbligo in capo a chi acquista, comprare direttamente da fuori sì.
Quanto costa un certificato e come si calcola l’importo?
Ogni certificato copre una tonnellata di CO2 incorporata. Il prezzo lo fissa la Commissione come media ponderata dei prezzi d’asta delle quote ETS: per il primo trimestre 2026 il prezzo ufficiale pubblicato il 7 aprile è di 75,36 euro per tonnellata di CO2. Nel 2026 il prezzo esce ogni trimestre, il prossimo aggiornamento è previsto per il 6 luglio 2026; dal 2027 diventerà settimanale.
La formula, semplificando, è questa: numero di certificati = tonnellate importate × emissioni specifiche nette. Le emissioni specifiche partono dal dato dichiarato dal produttore (o dai valori di default della Commissione, se il fornitore non fornisce dati verificati) e vengono ridotte di due voci: l’assegnazione gratuita che un produttore UE riceverebbe per lo stesso prodotto e l’eventuale prezzo del carbonio già pagato nel paese d’origine.
Qui sta la buona notizia per il 2026: la deduzione per assegnazione gratuita è ancora quasi piena. Il fattore CBAM parte al 97,5% nel 2026 e si azzera solo nel 2034, secondo il calendario fissato dalla direttiva (UE) 2023/959. Tradotto: nel primo anno si paga solo una frazione delle emissioni incorporate, ma la quota a carico cresce ogni anno da qui al 2034. Il costo vero del CBAM non è quello del 2026, è quello che si vedrà a regime.
Quanto pesa su una commessa tipo?
Un esempio con i soli numeri ufficiali disponibili: al prezzo del primo trimestre 2026 pubblicato dalla Commissione, ogni 10 tonnellate di CO2 nette che restano a carico dopo le deduzioni valgono 753,60 euro di certificati. Ogni 100 tonnellate nette, 7.536 euro. Il moltiplicatore decisivo è quindi l’intensità emissiva dichiarata dal fornitore: a parità di tonnellate importate, un acciaio da forno elettrico con rottame pesa molto meno di un acciaio da altoforno, e la differenza finisce dritta nel conto certificati.
Per questo la domanda “quante tonnellate di CO2 per tonnellata di prodotto dichiari?” sta diventando una voce di trattativa commerciale come il prezzo e la resa. Chi usa i valori di default della Commissione, pensati per essere prudenziali, tende a pagare di più di chi ottiene dal produttore dati reali verificati. In un 2026 in cui i listini di acquisto sono già un tema caldo, con gli ordini di macchine utensili in calo e più spazio negoziale per chi compra, il dato emissivo è una leva in più da mettere sul tavolo.
Quali date bisogna segnare in agenda?
Il calendario operativo indicato dalla Commissione europea è questo:
- Da gennaio 2026: le importazioni di merci CBAM sopra soglia generano l’obbligo. La merce entra, il conto matura.
- Febbraio 2027: apre la piattaforma centrale comune per l’acquisto dei certificati. Nel 2026 non si compra nulla: si accumula l’obbligo e si paga dopo.
- 30 settembre 2027: prima dichiarazione annuale CBAM sul 2026 e consegna dei certificati corrispondenti.
Il rischio operativo è evidente: chi importa nel 2026 senza tracciare origini, quantità ed emissioni si troverà nel 2027 a ricostruire un anno di flussi a ritroso, con la cassa che paga tutto in una volta. Conviene aprire subito un registro commessa per commessa: codice doganale, origine, tonnellate, dati emissivi del fornitore. Per inquadrare i propri volumi rispetto ai flussi nazionali, il punto di partenza sono le statistiche import-export dell’Agenzia delle Dogane e, per gli atti nazionali di attuazione, la Gazzetta Ufficiale.
Cosa chiedere subito a fornitore e spedizioniere?
Al fornitore extra UE (o al trader):
- Fornisci dati di emissione reali e verificati per i prodotti che ti compro, o dovrò usare i valori di default?
- Qual è la rotta produttiva dichiarata (altoforno o forno elettrico) e con quale intensità emissiva per tonnellata?
- Nel paese d’origine paghi già un prezzo del carbonio deducibile dal CBAM?
Allo spedizioniere o al doganalista:
- Quali dei miei codici doganali rientrano nell’allegato CBAM?
- A che punto sono, su base annua, rispetto alla soglia di esenzione?
- Chi presenta la richiesta di autorizzazione come dichiarante CBAM, e con quali tempi?
Chi si muove adesso trasforma un adempimento in un criterio di acquisto: confrontare i fornitori anche sul costo CBAM implicito, non solo sul prezzo a tonnellata. Chi aspetta il 2027 scoprirà il conto quando sarà già maturato.