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Fine scambio sul posto: cosa cambia dal 2026 per l'impresa

Le convenzioni di scambio sul posto non si rinnovano oltre i 15 anni e dal 1 gennaio 2026 il GSE attiva d'ufficio il Ritiro Dedicato per chi non sceglie un nuovo utente del dispacciamento. La guida per le imprese con fotovoltaico già installato.

Redazione Energia B2B · 18 agosto 2026

Impianto fotovoltaico sul tetto di una fabbrica con traliccio elettrico sullo sfondo

Lo scambio sul posto non accetta più nuove domande dal 26 settembre 2025, e dal 1 gennaio 2026 il GSE attiva in automatico il Ritiro Dedicato su ogni impianto che non ha scelto un nuovo utente del dispacciamento. Per l’impresa che ha il fotovoltaico da anni, il meccanismo che valorizza l’energia immessa in rete sta cambiando sotto i piedi, anche senza firmare nulla.

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Chi ha il fotovoltaico installato da tempo, con la convenzione di scambio sul posto vicina alla scadenza naturale, incassa oggi un rimborso in bolletta che il nuovo meccanismo non replica allo stesso modo: il Ritiro Dedicato paga l’energia immessa a un prezzo per chilowattora, non più compensando una quota del costo di prelievo. Per chi autoconsuma poco e immette molto in rete la differenza pesa relativamente meno; per chi ha dimensionato l’impianto pensando al rimborso in bolletta, il conto economico dell’investimento cambia e va ricalcolato prima che la convenzione scada, non dopo.

Perché lo scambio sul posto sta finendo?

La chiusura non è una scelta improvvisa: il 29 maggio 2025 è stata l’ultima data utile per allacciare un nuovo impianto che potesse ancora accedere allo scambio sul posto, e il 26 settembre 2025 è scaduto il termine ultimo per presentare la relativa domanda di convenzione al GSE, secondo la ricostruzione concordante di più fonti specializzate, tra cui QualEnergia e Ubisol (QualEnergia, dal 26 settembre chiude l’accesso allo scambio sul posto). Da quella data non è più possibile stipulare nuove convenzioni di scambio sul posto, in nessuna forma. La misura sostituisce un meccanismo introdotto oltre vent’anni fa, quando il fotovoltaico aziendale era un investimento di nicchia: oggi il legislatore lo considera superato rispetto agli obiettivi di mercato elettrico e lo sta chiudendo gradualmente, non con un taglio secco sulle convenzioni già firmate.

Le convenzioni in essere restano valide fino alla scadenza naturale, ma con un limite fissato per legge: il decreto legge 181/2023 e la delibera ARERA 457/2024/R/efr stabiliscono che una convenzione di scambio sul posto non è più rinnovabile una volta superati i 15 anni dalla prima sottoscrizione. Un impianto allacciato nel 2011, per fare un esempio concreto, arriva quindi al limite dei 15 anni proprio in questi mesi, ed è il primo di una serie di scadenze che si susseguiranno anno dopo anno per gli impianti installati durante il boom del Conto Energia.

Cosa succede il giorno in cui la convenzione scade?

Alla scadenza naturale della convenzione, o comunque dal 1 gennaio 2026 se il titolare non ha già indicato un nuovo soggetto responsabile dell’immissione in rete, il GSE attiva d’ufficio un contratto di Ritiro Dedicato, secondo quanto ricostruito da più guide tecniche del settore, tra cui quelle di Enpal e di equaenergia (Enpal, Scambio sul Posto 2026: GSE, Ritiro Dedicato e alternative). Non serve quindi un’azione dell’impresa perché il servizio si interrompa: se nessuno sceglie un utente del dispacciamento alternativo, il passaggio avviene comunque, in automatico.

Il Ritiro Dedicato remunera l’energia immessa in rete al prezzo zonale orario, mediamente tra 0,10 e 0,13 euro al chilowattora secondo le stime raccolte dalle stesse fonti, oppure al prezzo minimo garantito di 0,0475 euro al chilowattora per gli impianti fotovoltaici fino a 1 megawatt, quando quest’ultimo risulta più favorevole. È un meccanismo di vendita diretta dell’energia al GSE, non più una compensazione sul costo dell’energia prelevata dalla rete: lo scambio sul posto, nella sua logica originaria, restituiva in bolletta una quota stimata tra il 50 e il 60% del valore dell’energia immessa, mentre il Ritiro Dedicato paga per intero, ma a un prezzo per chilowattora tipicamente più basso, rendendolo meno conveniente soprattutto per gli impianti con una quota alta di autoconsumo.

Cosa cambia sul piano fiscale e amministrativo?

I proventi del Ritiro Dedicato costituiscono reddito d’impresa a tutti gli effetti, con fatturazione elettronica verso il GSE e applicazione dell’IVA sull’energia ceduta, un obbligo amministrativo che lo scambio sul posto, strutturato come compensazione in bolletta, non richiedeva nella stessa forma. Per un ufficio amministrativo che gestisce già più impianti dell’azienda, o più sedi produttive, questo significa aggiungere un flusso di fatturazione periodico che va tracciato separatamente dal resto dei ricavi operativi.

Quali sono le alternative al Ritiro Dedicato?

Il Ritiro Dedicato non è l’unica strada. Un’impresa può cedere l’energia in eccesso a una Comunità Energetica Rinnovabile, condividendola con altri soggetti collegati alla stessa cabina primaria e ottenendo un incentivo aggiuntivo sull’energia autoconsumata a livello di comunità, un meccanismo che abbiamo già raccontato a proposito delle regole GSE sulle CER. Restano inoltre percorribili accordi di compravendita diretta dell’energia con un trader o un fornitore, i cosiddetti PPA, quando i volumi in gioco giustificano una negoziazione bilaterale invece della vendita al GSE.

Cosa fare prima che la convenzione scada?

Tre verifiche vanno fatte prima della scadenza, non dopo. Primo: controllare la data di prima sottoscrizione della convenzione di scambio sul posto, per sapere quanti anni restano prima del limite dei 15 anni previsto dalla delibera ARERA. Secondo: calcolare quanta energia l’impianto immette davvero in rete rispetto a quanta ne autoconsuma, perché è questo rapporto a decidere quanto pesa il passaggio al Ritiro Dedicato sul conto economico. Terzo: valutare per tempo se un impianto di accumulo, che alzi la quota di autoconsumo, rende il passaggio meno rilevante di quanto sembri oggi, spostando il risparmio dalla vendita dell’energia al mancato acquisto della stessa energia dalla rete.

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