Edizioni B2B mercoledì 9 settembre 2026 Newsletter
Energia B2B

Costi, efficienza e transizione: l'energia vista dalle imprese.

SCENARIO

Il gas alle imprese costa il 65% in più da settembre 2026

Nomisma Energia stima il prezzo del gas per le aziende a 71 centesimi al metro cubo a settembre 2026, contro i 43 di settembre 2025: +65%. La spesa complessiva per gas ed elettricità delle imprese sale del 54% sul 2025, trainata dal TTF di Amsterdam sopra i 60 euro/MWh. Cosa fare prima del rinnovo del contratto.

Redazione Energia B2B · 1 settembre 2026

Il prezzo della materia prima gas per le imprese italiane sale a 71 centesimi al metro cubo a settembre 2026, contro i 43 centesimi dello stesso mese del 2025: +65% in un anno. Lo stima Nomisma Energia in un’analisi ripresa da diverse testate economiche il 13 agosto 2026, secondo cui la spesa complessiva delle aziende per gas ed elettricità cresce del 54% rispetto al 2025.

Perché ti riguarda: il rincaro non pesa allo stesso modo su tutti i contratti. Chi ha già bloccato un prezzo fisso prima dell’estate resta fuori da questo aumento fino alla scadenza del contratto. Chi acquista a prezzo indicizzato, o ha un rinnovo nei prossimi mesi, vede il rincaro pieno già nella bolletta di settembre: per un’azienda energivora, la differenza tra i due scenari si misura in decine di migliaia di euro sull’anno, non in dettagli contabili.

Cosa sta spingendo di nuovo il prezzo del gas verso l’alto?

A guidare il rialzo è il riferimento europeo del gas, il TTF di Amsterdam, tornato sopra i 60 euro al megawattora, con punte oltre 62, secondo le ricostruzioni riprese da Sky TG24 e da diverse testate economiche a metà agosto 2026. Due fattori concorrono. Le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto marittimo di gas naturale liquefatto, alimentano l’incertezza sulle forniture. A questo si sommano colli di bottiglia nella logistica GNL che riducono la disponibilità immediata sul mercato europeo, proprio nelle settimane in cui gli stoccaggi si ricostituiscono in vista dell’inverno. Il meccanismo di trasmissione al prezzo elettrico è lo stesso descritto in un’analisi precedente su questa testata: il prezzo marginale del mercato elettrico italiano lo fa quasi sempre l’ultimo impianto acceso, quasi sempre a gas, quindi ogni rialzo del metano si trasferisce rapidamente anche sulla bolletta elettrica, non solo su quella del gas.

Quanto pesa in concreto sulla bolletta di un’impresa?

Le stime pubbliche disponibili concordano sulla direzione e sull’ordine di grandezza percentuale. Concordano meno sulle cifre assolute in euro riportate da alcune testate, che in diversi casi appaiono incoerenti con i consumi dichiarati. Questa redazione non le riprende, per non presentare come verificato un calcolo che non torna. Il dato solido, coerente su più fonti indipendenti, resta il rapporto tra i due prezzi al metro cubo.

IndicatoreSettembre 2025Settembre 2026 (stima)Variazione
Gas, materia prima imprese43 c€/mc71 c€/mc+65%
TTF Amsterdam (riferimento gas UE)sotto i 60 €/MWholtre 62 €/MWhin risalita
Elettricità, impresebase 2025+7%+7%
Bolletta complessiva gas+elettricità, impresebase 2025+54%+54%

Fonte: Nomisma Energia, stime riprese da Rivista Fiscale Web e Sky TG24, 13 agosto 2026.

Sul fronte elettrico, la stessa analisi di Nomisma Energia indica un incremento del 7% per le imprese rispetto al 2025: una percentuale più contenuta di quella sul gas, ma che si somma a una base di partenza già alta. Le aziende italiane pagano l’energia elettrica il 24% in più della media dell’Area euro, come già raccontato in un’altra analisi su questa testata basata sulla Relazione Annuale ARERA.

Per un’impresa con un contratto indicizzato, la traduzione pratica è che la bolletta di settembre non si misura sul prezzo di agosto, ma su un listino già rivisto al rialzo prima ancora che arrivi il freddo e con esso i consumi più alti dell’inverno.

Conviene ancora aspettare prima di rinnovare il contratto?

Dipende dalla scadenza che si ha davanti, non da un giudizio generale sul mercato. Chi ha un contratto in scadenza nei prossimi due o tre mesi affronta oggi condizioni di mercato peggiori di quelle di un anno fa, ma non ha molte alternative se non negoziare ora: aspettare un ribasso del TTF senza una scadenza contrattuale che lo permetta significa semplicemente pagare a indicizzato nel frattempo, cioè al prezzo pieno. Chi invece ha ancora mesi di margine prima del rinnovo può muoversi su due leve concrete. La prima è la fornitura a termine, che blocca il prezzo per un periodo definito al costo di rinunciare anche a eventuali ribassi. La seconda, più strutturale per chi consuma abbastanza da giustificarla, è un PPA pluriennale sulla componente elettrica, che riduce l’esposizione diretta alle oscillazioni del gas proprio perché scollega il prezzo pagato dal riferimento TTF. Nessuna delle due elimina il rincaro già maturato sul gas per chi lo consuma direttamente in produzione, ad esempio per la cottura o l’essiccazione: lì la sola leva resta il contratto sulla materia prima, negoziato prima possibile.

Vai più a fondo

← Tutte le notizie di Energia B2B

Il brief di Energia B2B

Le notizie e i dati che contano per chi decide, direttamente nella tua casella. Gratis, una volta a settimana.

Iscriviti