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Certificati bianchi 2026: come ottenerli e quanto valgono per una PMI

Il decreto MASE del 28 luglio 2026 aggiorna la Guida Operativa GSE sui certificati bianchi: ogni TEE vale circa 250 euro, ma una PMI da sola non può accedere al meccanismo. Servono un titolare qualificato, soglie minime di risparmio e, da quest'anno, progetti aggregati fino a 50 tep l'anno.

Redazione Energia B2B · 20 agosto 2026

Corsia di magazzino con scaffalature alte illuminata da plafoniere LED industriali a soffitto

Il decreto direttoriale MASE n. 203 del 28 luglio 2026 ha approvato la nuova Guida Operativa GSE per i certificati bianchi. Ogni titolo, un TEE, vale oggi circa 250 euro e certifica una tonnellata equivalente di petrolio risparmiata. Il meccanismo esiste dal 2005, ma per una PMI restano regole precise su chi può accedervi e quanto risparmio serve davvero.

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Una PMI industriale che sostituisce un compressore, un forno o un impianto di illuminazione con tecnologia più efficiente spesso non sa di avere diritto a un rimborso aggiuntivo, oltre agli incentivi fiscali già noti come l’iperammortamento. I certificati bianchi trasformano il risparmio energetico effettivo in un titolo negoziabile: un flusso di cassa parallelo che dura fino a cinque anni dopo l’intervento, a patto di seguire la procedura giusta fin dall’inizio del progetto.

Come funziona, in tre passaggi

Il meccanismo collega tre soggetti diversi. Un’impresa realizza un intervento di efficienza energetica, per esempio un nuovo motore elettrico a basso consumo o un recupero di calore di scarto in un processo produttivo. Il GSE verifica e certifica il risparmio energetico ottenuto rispetto a una situazione di riferimento. Il GME, il Gestore dei Mercati Energetici, emette i titoli corrispondenti e ne gestisce lo scambio, in Borsa o tramite contrattazioni bilaterali tra operatori abilitati. Chi ha bisogno di raggiungere un obbligo annuale di risparmio, in pratica i grandi distributori di energia elettrica e gas, compra i titoli da chi li ha generati in eccesso: è questa domanda strutturale a dare valore al certificato.

Chi può davvero presentare un progetto

Qui sta il punto che sorprende più titolari di PMI: l’azienda che realizza l’intervento non può accedere al meccanismo da sola. Serve un soggetto titolare qualificato tra tre categorie: una ESCo certificata secondo la norma UNI CEI 11352, un’impresa che abbia nominato un Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) certificato, oppure un soggetto già obbligato dal meccanismo. Senza uno di questi tre profili come intestatario della domanda, il progetto non parte, anche se il risparmio energetico è reale e documentato.

Le soglie minime di risparmio cambiano in base al metodo di calcolo scelto. Un progetto a consuntivo, calcolato misurando il risparmio effettivo nei primi dodici mesi, deve superare 10 tep addizionali. Un progetto standardizzato, che usa schede tecniche predefinite del GSE per tipologie di intervento ricorrenti, scende a una soglia di 5 tep. Per un’officina meccanica o un piccolo stabilimento alimentare, superare da soli 10 tep di risparmio richiede spesso un intervento strutturale, non la semplice sostituzione di qualche lampada.

La novità della guida 2026: progetti aggregati

Il decreto di luglio introduce una possibilità che prima non c’era in questa forma: progetti aggregati multi soggetto, con una soglia complessiva fino a 50 tep l’anno di risparmio addizionale. In pratica, un distretto industriale, una filiera di subfornitura o un gruppo di PMI con interventi simili, per esempio la stessa sostituzione di compressori in più stabilimenti, possono presentare un’unica domanda condividendo i costi tecnico-amministrativi della pratica. È la risposta diretta a un problema noto da anni: i costi fissi di gestione della pratica TEE, dalla progettazione alla rendicontazione, spesso superavano il valore economico del risparmio di una singola piccola impresa, escludendola di fatto dal meccanismo anche quando l’intervento era efficiente.

Quanto valgono davvero i titoli

Il valore di riferimento più recente, aggiornato al 26 maggio 2026, è di 250,06 euro per TEE. Le stime più prudenti per chi pianifica un investimento consigliano di ragionare sulla fascia bassa, 245-250 euro, perché il prezzo oscilla in base all’equilibrio tra domanda dei soggetti obbligati e offerta di titoli sul mercato gestito dal GME. Un intervento che genera 10 tep di risparmio addizionale, la soglia minima per un progetto a consuntivo, vale quindi indicativamente 2.450-2.500 euro l’anno in titoli, per una durata di riconoscimento che nella maggior parte dei casi arriva a cinque anni.

Conviene avviare la pratica?

Dipende dalla dimensione dell’intervento e dalla disponibilità di un titolare qualificato già in casa o da coinvolgere. Un’impresa che ha già nominato un Energy Manager per obblighi di legge, per esempio perché supera i 10.000 tep di consumo annuo, parte in vantaggio: il costo amministrativo della pratica TEE si somma a un ruolo già presente in azienda. Chi non ha queste figure deve valutare se il risparmio atteso giustifica il coinvolgimento di una ESCo esterna, che normalmente trattiene una quota dei titoli generati come compenso. Per una singola PMI sotto soglia, la novità dei progetti aggregati apre una strada concreta: cercare altre imprese della stessa filiera con interventi simili prima di scartare il meccanismo per convenienza insufficiente.

Vai più a fondo

Fonte primaria: GSE, Certificati bianchi, pubblicata la nuova Guida Operativa · dati di mercato ripresi da Rinnovabili.it e RiESCo Energy.

Approfondimenti: Come le ESCo trovano clienti industriali · Diagnosi energetica: chi deve farla e quanto costa · Conto Termico 3.0 per le imprese.

Tempo di lettura: 4 minuti

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