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Iperammortamento 2026: l'esempio pratico di quanto risparmia chi investe
Tre scaglioni, tre aliquote: 180%, 100%, 50%. Un esempio pratico con tre taglie di investimento (800mila, 6 e 18 milioni di euro) mostra quanto vale davvero in euro di IRES risparmiata, e in quanti anni arriva.
Redazione Energia B2B · 7 ottobre 2026
Un investimento di 800mila euro in un macchinario 4.0 fa risparmiare circa 345.600 euro di IRES in tutto, spalmati sugli anni di ammortamento del bene, non tutti nel primo bilancio: ecco come si arriva a quel numero, e quanto cambia se l’investimento è più grande.
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Sapere che l’iperammortamento 2026 vale “fino al 180%” non dice quanti euro restano davvero in cassa, perché il beneficio non è un bonifico: è una maggiore quota di costo deducibile che riduce l’IRES pagata anno per anno, per tutta la vita utile fiscale del macchinario. Chi sta valutando un investimento deve ragionare su due numeri diversi: il risparmio fiscale totale nel tempo, e quanto di quel risparmio arriva già nel primo bilancio utile. Senza questo conto, è facile sovrastimare l’effetto immediato sulla liquidità, soprattutto rispetto al vecchio credito d’imposta Transizione 5.0, che invece si compensava subito in F24.
Come si arriva al numero: il meccanismo in tre passaggi
Il decreto attuativo MIMIT-MEF del 4 maggio 2026 maggiora il costo fiscale del bene in tre scaglioni, calcolati su base annua: 180% sulla quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro, 100% sulla quota tra 2,5 e 10 milioni, 50% sulla quota tra 10 e 20 milioni. Sopra i 20 milioni annui, quella parte di investimento resta fuori. Il calcolo procede così, secondo la stessa logica applicata negli esempi pratici pubblicati da StudioPizzano e da Fiscoetasse: si calcola la maggiorazione euro su euro per ciascuno scaglione attraversato dall’investimento, si somma al costo originario per ottenere il costo fiscalmente ammortizzabile, e si applica l’aliquota IRES ordinaria del 24% alla sola maggiorazione per stimare il risparmio d’imposta complessivo. Quel risparmio non arriva in un colpo: si distribuisce sugli anni previsti dal coefficiente di ammortamento tabellare del bene (DM 31/12/1988), che per i macchinari generici è tipicamente del 10% annuo, quindi su un arco di 11 anni di fruizione fiscale.
Tre taglie di investimento, tre risultati concreti
| Investimento | Maggiorazione per scaglione | Costo ammortizzabile totale | Risparmio IRES totale (24%) | Risparmio IRES medio annuo (11 anni) |
|---|---|---|---|---|
| 800.000 euro (tutto nel 1° scaglione, 180%) | 800.000 × 180% = 1.440.000 | 2.240.000 | 345.600 | 31.418 |
| 6.000.000 euro (2,5 mln al 180% + 3,5 mln al 100%) | 4.500.000 + 3.500.000 = 8.000.000 | 14.000.000 | 1.920.000 | 174.545 |
| 18.000.000 euro (2,5 mln al 180% + 7,5 mln al 100% + 8 mln al 50%) | 4.500.000 + 7.500.000 + 4.000.000 = 16.000.000 | 34.000.000 | 3.840.000 | 349.091 |
La colonna “annuo” è una semplificazione a quote costanti sugli 11 anni del coefficiente del 10%: nella realtà la quota segue le regole ordinarie di ammortamento, compreso il primo anno ridotto a metà per i beni nuovi. Lo stesso principio di calcolo, applicato a un investimento da un milione di euro tutto nel primo scaglione, produce una maggiorazione di 1,8 milioni e un risparmio IRES totale di 432mila euro: è l’esempio più citato nella letteratura fiscale sul tema, qui riproposto su tre taglie diverse per mostrare come cambia passando da uno scaglione all’altro.
Perché il risparmio non arriva tutto subito?
L’iperammortamento non è un credito d’imposta da usare in compensazione, come lo era Transizione 5.0: è una maggiore deduzione dal reddito imponibile, che segue le stesse regole di qualsiasi quota di ammortamento ordinaria. Se il coefficiente tabellare del macchinario è il 10%, la maggiorazione si deduce in quote annue costanti per 11 anni (il decimo anno copre il residuo), non tutta nell’anno dell’acquisto. Per un’azienda che valuta il payback dell’investimento, questo significa inserire nel piano finanziario un beneficio fiscale diluito su più bilanci, non una boccata di liquidità immediata come un credito d’imposta. Il coefficiente cambia categoria per categoria di bene (un impianto specifico di processo può avere un coefficiente diverso da un centro di lavoro generico): il numero di anni dell’esempio qui sopra è un’ipotesi di lavoro basata sul coefficiente più comune per macchinari generici, da verificare caso per caso con il proprio commercialista sulla tabella ministeriale del bene specifico acquistato.
Cosa succede se l’investimento supera più scaglioni nello stesso anno?
Il calcolo non si fa sull’intero importo con l’aliquota più bassa raggiunta, né con quella più alta: si procede a scaglioni, come per l’IRPEF. I primi 2,5 milioni di investimento annuo valgono sempre il 180%, indipendentemente da quanto si investe in totale; solo la parte che eccede quella soglia scende al 100%, e solo la parte che supera i 10 milioni scende al 50%. È l’errore più comune in chi fa una stima rapida a mente: applicare un’unica aliquota media a tutto l’importo, invece di spezzare il conto scaglione per scaglione come nella tabella sopra.
Vai più a fondo
- StudioPizzano, l’iperammortamento 2026 dilata i tempi di fruizione · l’esempio di riferimento sull’investimento da un milione di euro e il coefficiente di ammortamento
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