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ANALISI

Rapporto ENEA 2026: l'Italia risparmia 5,08 Mtep, ma le diagnosi obbligatorie calano del 20%

Il 15° Rapporto Annuale ENEA sull'efficienza energetica fotografa un paradosso: il risparmio nazionale 2021-2025 tocca l'85% del target PNIEC, ma le diagnosi caricate a dicembre 2025 scendono a 671 (-20% sul 2024). Cosa significa per chi decide sulla bolletta di una PMI.

Redazione Energia B2B · 11 agosto 2026

Tubazioni coibentate di uno scambiatore di calore in un impianto industriale

Il conto nazionale torna, quello delle imprese obbligate no. Il 15° Rapporto Annuale ENEA sull’efficienza energetica, presentato a luglio 2026, certifica un risparmio di energia primaria di 5,08 Mtep tra il 2021 e il 2025, pari all’85 per cento del target fissato dal PNIEC. Ma dentro lo stesso rapporto c’è un dato che va nella direzione opposta: le diagnosi energetiche caricate sul portale ENEA a dicembre 2025 sono state 671, da 438 soggetti obbligati, il 20 per cento in meno rispetto al 2024.

Perché ti riguarda

Se sei una PMI, quasi certamente non rientri nell’obbligo di diagnosi energetica: il 97 per cento dei soggetti che l’hanno presentata nel 2025 sono grandi imprese. Ma i dati che quelle diagnosi producono sono il miglior benchmark pubblico disponibile su quanto rende davvero investire in efficienza, e il rapporto conferma che il manifatturiero, il settore in cui operano gran parte dei lettori di questa testata, è quello che ne beneficia di più: l’86 per cento degli interventi effettivamente realizzati arriva da aziende manifatturiere.

Cosa dice esattamente il rapporto

Le diagnosi caricate a dicembre 2025 hanno individuato 2.070 interventi di efficientamento possibili, di cui 390 già realizzati. Gli interventi effettuati hanno prodotto un risparmio di 29,7 mila tonnellate equivalenti di petrolio l’anno (ktep/anno); quelli ancora solo individuati rappresentano un potenziale di 68,2 ktep/anno se venissero completati. La distribuzione geografica conferma la mappa industriale del paese: la Lombardia concentra oltre il 28 per cento delle diagnosi, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, entrambe sopra l’11 per cento. Le filiere più rappresentate sono alimentare, macchinari, metallurgia, chimica e prodotti in metallo, secondo quanto riportato dalla stessa ENEA e ripreso da Rinnovabili.it.

Perché le diagnosi caricate calano se l’obbligo resta lo stesso?

La spiegazione non è un allentamento della norma, è il calendario. L’obbligo previsto dal D.Lgs. 102/2014 impone la diagnosi ogni quattro anni: nell’anno di apertura di un nuovo ciclo, tutti i soggetti obbligati devono presentarla nello stesso momento, mentre negli anni successivi caricano solo le imprese che entrano nell’obbligo per la prima volta o che rientrano per scadenze specifiche. Il 2025 non era un anno di apertura ciclo, quindi il numero fisiologicamente scende rispetto a un anno di picco. È lo stesso meccanismo già descritto per la diagnosi energetica obbligatoria: la prossima scadenza piena resta il 5 dicembre 2026 per chi è in anno d’obbligo, mentre il 2025 fotografa solo la coda del ciclo precedente.

Quali settori guadagnano di più dall’efficientamento?

Il manifatturiero non è solo il settore che presenta più diagnosi, è anche quello che le trasforma più spesso in interventi effettivi: rappresenta l’86 per cento degli interventi realizzati e quasi due terzi di quelli ancora solo individuati. Le filiere alimentare, macchinari, metallurgia, chimica e prodotti in metallo dominano la lista non a caso: sono processi ad alta intensità energetica dove un intervento su un forno, un compressore o un sistema di recupero calore genera un ritorno misurabile in bolletta entro pochi anni. Per un titolare di PMI in una di queste filiere, il messaggio implicito del rapporto è che il proprio settore è statisticamente quello dove l’efficientamento rende di più, non un costo accessorio da rimandare.

Cosa può fare una PMI che non è obbligata a fare la diagnosi?

Il rapporto non distingue tra imprese obbligate e volontarie nel calcolo dei risparmi, e questo è il punto utile per chi legge senza avere 250 dipendenti o il fatturato da grande impresa. Una diagnosi volontaria costa una frazione di quello che costerebbe non sapere dove si perde energia, e i numeri del rapporto danno un ordine di grandezza concreto: su una popolazione di poche centinaia di soggetti, gli interventi già realizzati valgono quasi 30 mila tep l’anno di risparmio, un multiplo di quello che una singola PMI può ottenere ma nella stessa proporzione per unità di investimento. Chi non ha una diagnosi in casa può partire da un audit fatto da una ESCo certificata, lo stesso soggetto che per legge può redigere la diagnosi per le imprese obbligate, e usare il risultato sia per tagliare la bolletta sia come base tecnica per accedere agli incentivi collegati all’efficienza.

Il contesto in cui questi numeri arrivano non aiuta a rimandare la decisione: il prezzo dell’energia elettrica ha toccato i massimi da tre anni proprio nelle settimane in cui l’ENEA pubblicava questo rapporto. Un intervento di efficientamento con ritorno certificato in pochi anni pesa di più quando il prezzo dell’energia sale, non di meno.

Vai più a fondo

Fonte primaria: ENEA, comunicato ufficiale sul 15° Rapporto Annuale sull’efficienza energetica e pagina ENEA con i risultati delle diagnosi al 2025, dati incrociati con Rinnovabili.it ed ESG360, entrambi concordi sulle stesse cifre.

Approfondimenti interni: diagnosi energetica obbligatoria, chi deve farla e quanto costa · come trovare clienti industriali per una ESCo · prezzo dell’elettricità ai massimi da tre anni.

Lettura: 4 min

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